Storia di una laurea ottenuta con sangue, lacrime e sudore.

Quando ho scritto il primo articolo su questo blog ero poco più di una bambina che viveva da sola in una grande città da neanche un anno e aveva appena dato due esami. Con grande soddisfazione, certo, ma pur sempre solo due. Oggi chi vi scrive si sente una donna di mondo felice e con la sua bella laurea.

Riassumendo.

Mi sono iscritta a Lingue e Letterature straniere a Milano nel settembre 2014. Così lontana da casa perché non ne potevo più di vedere le stesse facce e volevo crescere e imparare a stare da sola. Eppure non volevo essere troppo lontana, rimanevo comunque a portata di qualche ora di treno. All’inizio ho scelto inglese e russo come lingue, salvo poi, un anno dopo, rendermi conto che russo non era fattibile. Quindi sono tornata all’amato e odiato tedesco.

I primi anni sono stati caotici, ho dato pochissimi esami perché non avevo un obiettivo da raggiungere e non avevo la consapevolezza di cosa stavo facendo. Senza contare che probabilmente non ero nemmeno troppo brava a organizzarmi. Alla fine, mi sono ritrovata a dicembre 2016, ovvero a metà del mio terzo anno, con ancora 13 esami da dare prima di laurearmi. E l’ultima sessione di laurea buona, prima di andare fuori corso, sarebbe stata ad aprile 2018, quindi avevo poco più di un anno per terminare tutti gli esami e scrivere la tesi.

Ho deciso che ce l’avrei fatta e credo che in piccola parte anche questo blog sia stato testimone delle mie fatiche e della mia follia. La sessione di gennaio 2017 è stata la più pesante, in parte perché sapevo di giocarmi tutte le possibilità di finire in tempo con gli esami che stavo dando, in parte perché non ero sicura di potercela fare. Giugno/luglio l’ho vissuta un po’ meglio ma non troppo, visto che tra parziali e non ho dato 9 esami. Di cui non ho passato soltanto storia. Soltanto con l’ultimo della sessione, inglese, ho capito che ero davvero a un passo dalla vittoria.

Settembre è stato rovinato dall’estate, eppure sono riuscita a fare un orale e uno scritto, portandomi a meno tre. Me la sono giocata fino alla fine, tra lacrime e nervosismo, lasciandomi soltanto il mese di febbraio per scrivere e consegnare la tesi, eppure ce l’ho fatta davvero e ancora sembra impossibile.

 

Alla fine è arrivato il 5 aprile 2018.

Erano giorni che ero in ansia e che anche mia nonna non dormiva perché era preoccupata. Dopo la bellezza di circa cinque ore di sonno tormentate da sogni terribili, mi sveglio. Sono circa le sette e i miei sono già sotto casa che aspettano. Dopo essermi preparata, con l’ansia alle stelle, scendo per accompagnare genitori e nonni alla metro. E’ stato bellissimo vederli, vecchietti che per la prima volta prendevano un mezzo sotto terra. E mia nonna è terrorizzata dalla scale mobili quindi per un attimo ho potuto farmi una risata.

Con qualche piccolo inconveniente, alla fine alle 8.45 siamo fuori dall’aula ad aspettare. Io sono terrorizzata. I nonni sono impazienti. E ancora non ho realizzato che è il giorno della mia laurea. Con un pochino di ritardo sulla tabella di marcia entriamo, ma prima di me c’è un’altra ragazza (non chiedetemi i perché delle cerimonie unimi). Io intanto mi sento morire, non mi ricordo più niente e sono terrorizzata. Eppure, in men che non si dica, tocca a me.

Inizio il mio discorso in inglese, poi quando mi blocco la mia relatrice mi salva e io ricomincio a parlare di altro. Ci ho messo giorni a impararmi la scaletta di quello che volevo dire, ma alla fine non è servito a niente. E’ finita prima che io potessi abituarmi alla strana sensazione che è discutere la propria tesi di laurea.

Del dopo mi ricordo poco, un po’ perché all’inizio ero troppo presa dall’emozione per badare a quello che stava succedendo. Soprattutto però, non appena mi hanno messo in mano il bicchiere di spumante, io senza colazione me lo sono scolato in un sorso. Ho passato il resto della giornata piacevolmente ubriaca, con la compagnia delle bellissime persone che mi sono state vicine e felice come non ero mai stata. E’ bello sapere di essere circondati da amore e da persone che sono orgogliose di te.

Sono andata in duomo con i miei nonni, ho fatto vedere loro qualche piccolo scorcio della bellissima città dove ho vissuto e studiato in questi anni. Sono stata felice. Ho parlato inglese da ubriaca con l’amico americano di Babi. Il tempo è volato, in tutte le foto che mi hanno mandato sto ridendo come una pazza dalla felicità.

Avrei voluto che restassero per sempre, ma alla fine dopo pranzo ci siamo resi conto di essere tutti esausti, perché nessuno in realtà aveva dormito più di cinque ore. Quindi i nonni se ne sono tornati a casa con il taxi, mamma e papà con mia sorella sono venuti un attimo a casa e poi se ne sono andati anche loro. Nonostante io stessi morendo di sonno, comunque, non ho voluto starmene tutto il giorno chiusa in casa e ho concluso con una passeggiatina al parco.

Alla fine il Coso mi ha anche dato il regalo di laurea e anniversario insieme, che poi sarebbe una stilografica troppo bella per essere usata e io sono morta.

Ah, dovreste applaudirmi perché in tutto questo io non ho pianto. Ce l’ho fatta a trattenermi.

 

Vi lascio con una foto di me e del duomo e della mia bellissima corona. Come ho già detto, rido in tutte le foto, non c’è verso di trovarne una dove io sia anche lontanamente un po’ più seria di così. E lo so che è lo stesso vestito che avevo a Bookcity, non rompete ma è l’unico rosso che ho, non potevo mica metterlo blu.
Per l’ennesima volta devo ringraziare Babi per la foto, ormai ci sto facendo l’abitudine.

 

Ciao tutti, alla prossima!

E grazie per essere stati qui a leggere in questi tre anni, anche voi nel vostro piccolo avete contribuito un pochino a farmi arrivare a questa laurea.

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