La Bussola d’Oro e altre Oscure Materie.

Un bel titolo pieno di maiuscole oggi. No, non ho appena letto l’intera Trilogia di Queste oscure materie di Philip Pullman e no, il Coso non mi ha regalato il seguito che è uscito da pochissimo. Ma soprattutto questa non è una delle mie recensioni strambe.

Devo ammettere che i tre libri li avevo letti da piccolina, ma non ci avevo capito troppo e così quando ho trovato il volume unico ho deciso di comprarlo. Inoltre, novità dell’ultimo minuto, parlandone con un’amica ho scoperto di non essere stata la sola a non averci capito un fico secco. Adesso comunque, provo a spiegarvelo (quindi, se volete leggerlo: ATTENZIONE SPOILER).

 

Come scritto sopra, si tratta di una trilogia composta da La Bussola d’OroLa Lama sottileIl cannocchiale d’ambra. Nel primo ci viene presentata la piccola protagonista, Lyra, che assieme al suo daimon un animaletto che accompagna tutti gli esseri umani e che è una parte di loro, vive a Oxford in un collegio di studiosi. Non sa chi siano i suoi genitori e il suo unico familiare è lo zio, Lord Asriel, sempre impegnato in misteriosi viaggi di esplorazione.

Durante una sua visita al college di Lyra, questi viene quasi avvelenato e salvato proprio dalla ragazzina, che con Pantalaimon (il suo daimon) si nasconde nell’armadio per ascoltare tutta la conversazione di alcuni membri del college su una misteriosa “Polvere”. Lyra ovviamente supplica lo zio di portarla con sé durante la prossima missione al Polo Nord, ma questo rifiuta. Ben presto, si presenta al college una gentile e bellissima donna, la Signora Coulter, che offre alla ragazzina di andare a vivere con lei a Londra, dato che presto sarà troppo cresciuta per rimanere dove si trova ora.

Prima della partenza, il capo del college le consegna una misteriosa bussola dorata, imponendole di tenerla sempre segreta alla donna. Ovviamente, questo non succede e Lyra, sospettando delle intenzioni della Signora Coulter, scappa e viene salvata da una tribù nomade che vive sulle barche.

Accanto a questa trama principale, infatti, è necessario far presente che i bambini di tutta l’Inghilterra (tra cui anche uno sguattero amico di Lyra a Oxford) stanno scomparendo in circostanze misteriose. Direttasi a Nord assieme ai nomadi con lo scopo di salvare l’amico che probabilmente si trova in una base di ricerca, Lyra farà amicizia con un orso polare corazzato, Iorek e con la strega Serafina.

 

Insomma, di cose nel corso di tre libri ne succedono parecchie. Per farla molto breve, la piccola e disgraziata Lyra è la prescelta per cambiare il mondo cattivo in cui vive, facendo cadere il potere della Chiesa. Andando in giro per il Polo a cercare gli amichetti dispersi ritrova lo zio, che in realtà sarebbe il padre e scappa dalla signora Coulter che in realtà sarebbe la madre e altri colpi di scena di poco conto che non fanno che banalizzare molto il tutto.

Sostanzialmente poi il padre apre una porta nel cielo e Lyra da brava furba ci si infila dentro, finendo in un altro mondo assurdo. Qui incontra un altro bambino problematico che viene a sua volta da un altro modo e succedono un sacco di cose strane tra una Oxford in stile steampunk che è quella dove vive Lyra e la Oxford che conosciamo che è quella da cui viene il bambino.

Insomma, va bene, ci sono tanti mondi sovrapposti. Fin qua posso accettare che le cose stiano così. Cioè, in certi punti la storia mi risulta un pochino ridicola, i colpi di scena si potevano evitare ma ok, leggibile. Però nel terzo libro il signor Pullman si scatena. Non solo ha il coraggio di spedire la sua protagonista nel regno dei morti, un postaccio difficile da immaginare, popolato di fantasmi e arpie. Una volta che la piccola bambina si trova qui, decide di far evadere tutti i morti per farli tornare nel mondo normale per liberarli dal grigiore della morte. Apre quindi una finestra su altro mondo che possa permettere alle anime di uscire e dissolversi nell’aria.

Nel mentre, da un’altra parte, in un altro mondo, qualche esponente della Chiesa o non ricordo chi altro ha progettato una sorta di bomba atomica a DNA. In pratica, infilandoci dei capelli della bambina, la bomba la troverà in qualsiasi mondo e la eliminerà. Ovviamente in qualche modo strano Lyra riesce a cavarsela. Segue una battaglia contro gli angeli e Dio, che è ormai un vecchietto senza forze. Senza svelarvi il finale, vorrei arrivare a parlare di cosa funziona e cosa no.

 

Cose belle:

Le mille sottotrame che funzionano e arrivano a connettersi tra loro proprio quando serve, creando piacevoli risvolti.

I mondi, che sono tantissimi e molto carini, almeno quelli che ci vengono mostrati. Creature mai viste, paesaggi incredibili, almeno dal punto di vista paesaggistico è un buon lavoro.

I daimon. Le creaturine che nel mondo di Lyra accompagnano ogni essere umano, altro non sono, ovviamente, che le loro anime. Trovo molto affascinante l’idea di prendere una cosa astratta e misteriosa per trasformarla in un essere fisico.

 

Cose che assolutamente non funzionano:

Il voler criticare Le Cronache di Narnia scrivendo un’opera che ha ancora più significato teologico. Almeno in Narnia 4 racconti su 7 non avevano ispirazione biblica, qui invece, tolto il contorno simil-fantasy, rimane poco altro che teologia. E non è divertente.

L’eccessiva ricerca di mistero. Pullman non spiega niente per molto tempo, lascia il lettore pieno di domande esistenziali, che ok, da una parte possono invogliare a continuare a leggere, ma dall’altra lo rendono confuso. Per citare l’unica persona che conosco che lo ha letto: non ci si capisce un cazzo.

Il miscuglio di cose che hanno poco in comune. Steampunk + Chiesa + tanti mondi + polverina magica + Dio + mondo dei morti + spettri + coltelli che uccidono gli spettri. Oltre che le cose senza senso come la bomba citata prima. E i colpi di scena che fanno davvero pietà.

 

Per concludere, direi che il mio giudizio non può essere positivo. E’ un fantasy per bambini che vuole andare a sostituire Narnia ma che a parer mio fallisce miseramente. Se doveva essere un libro per bambini non era il caso di tirare in mezzo pensieri filosofici così complicati che nemmeno io, all’età d ventidue anni, sono riuscita a comprendere del tutto. Continuo a preferire l’opera di Lewis, che sarà anche altamente cattolica, eppure riesce a mascherare tutto dietro alla magia, alla bellezza del mondo di Narnia e alla dolcezza di Aslan. Insomma, se dovessi scegliere tra un mondo altamente biblico e uno senza religione, pur non essendo di certo cristiana, preferirei con tutto il cuore Narnia.

Rimane solo la speranza che il seguito, appena uscito, sia un pochino meglio.

 

 

Anche se ho scritto tantissimo, prima di salutarvi vorrei dire due parole sui progetti per il futuro.

Il cinque aprile mi laureo e da allora avrò per almeno qualche mese molto più tempo da dedicare alla scrittura. Il che significa che voglio scrivere molto di più, sia qui che su altre piattaforme. Insomma, io vi avviso, ho in programma di essere molto più presente. Se voi ci sarete a leggermi, mi farà molto piacere.

Per dimostrarvi le mie buone intenzioni, ecco un breve ma efficace coming soon (ad aprile):

Una recensione di La Strada.
Un resoconto della mia laurea, non può certo mancare.
Viaggi che vorrei fare.

 

Stay tuned!

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