Cos’è successo alla mia prima presentazione.

No cioè, non è che mi hanno presentata a qualcuno. Io ho fatto una presentazione di Buck alla gente. Ora vi racconto un po’ com’è andata.

NB. Nel leggere dovete tenere presente che questo post doveva essere scritto e pubblicato a metà dicembre. Ovviamente l’università ha avuto la meglio, quindi cercate di perdonarmi.

Da qualche mese a questa parte ho cominciato a gestire io la pagina instagram di Buck (@buckeilterremoto per chi volesse seguirci) e ho organizzato un countdown per Bookcity su ordine della mia dittatrice preferita, Serena. Dunque ecco che sotto un post a riguardo, commenta una pagina sui libri, questa, per chiederci di partecipare ad un evento il 3 dicembre. Abbiamo ovviamente accettato e Serena ha pensato bene di lasciare che mi occupassi di tutto io. Inclusa la presentazione.

Non avevo mai parlato di Buck davanti a un pubblico che era lì apposta per me. O meglio, non credo di aver mai avuto un pubblico ad ascoltarmi parlare. A parte agli esami in università, ma quelli sono un altro discorso, concorderete.

Ad ogni modo, ci avventuriamo in quel di Offanengo, grazioso paesino poco distante da Crema, io, Elisa Elena, il Coso e un amico, così, per spartirci la benzina. La presentazione era nel pomeriggio, quindi la mattina abbiamo fatto un giretto alla scoperta del bellissimo Santuario di Santa Maria della Croce. Fuori forse non era granché, ma l’interno mi è piaciuto molto. Ne abbiamo approfittato per fare qualche foto e video che non ci serviranno mai. In caso vi interessasse, ecco un piccolo assaggio.

 

Dopo esserci rifugiati a pranzo in un centro commerciale, ci siamo spostati verso la Biblioteca comunale dove si sarebbe svolto l’evento.

Veniamo subito accolti da Monica, che è un tesoro di persona e che ringrazio infinitamente per l’occasione che ci ha dato. Ci fa vedere un pochino come ha organizzato gli spazi, abbiamo scattato qualche selfie e allestito il nostro bel tavolino con copie di Buck, Storie di Gatti e, in prima esclusiva, L’amore non crolla.

Quando la gente ha iniziato a entrare e a sedersi l’ansia ha cominciato a salire. Non sapevo ancora cosa avrei detto, cioè avevo pensato un piccolo discorso, l’avevo organizzato con Elisa che avrebbe dovuto leggere dei pezzi tratti dalle raccolte, eppure non sapevo ancora precisamente come avrei convinto chi era lì a comprare qualche copia.

Come se non bastasse, mentre sto vagando per i corridoi della biblioteca cercando di calmarmi, ecco che compare un ragazzo che va dritto dritto da Monica e le dice “Ciao, sono della stampa”. Come se non bastasse, quest’ultima subito me lo presenta, dato che mi vede lì nei paraggi. Io cerco di spiegargli molto in breve il nostro progetto e alla fine anche lui decide di prendere posto in sala. Giusto perché io ed Elisa non eravamo abbastanza ansiose.

Tra l’altro, anche se non siamo le uniche ospiti della manifestazione, tocca proprio a me cominciare. Con la voce rotta dall’emozione e la mani che tremano comincio a spiegare com’è nato Buck, come poi abbiamo deciso di andare avanti e in poco tempo ho finito perché nella fretta di dire tutte le cose necessarie preferisco tralasciare i dettagli. Di tanto in tanto, ovviamente, lascio la parola a Elisa che legge e cattura tutti. Alla fine, c’è addirittura spazio per qualche domanda dal pubblico.

Nonostante non ci siano molte persone, riusciamo a vendere qualche copia, che mi rende felicissima, e anche Elisa riesce a consegnare il suo biglietto da visita a un paio di ascoltatori. La cosa più soddisfacente, è comunque il fatto che il giornalista mi chieda di parlarmi un secondo.

“Devo ancora chiedere conferma alla direttrice, ma mi piacerebbe scrivere un articolo su di voi. Se ti va di lasciarmi il tuo numero, appena mi dà conferma ti faccio qualche altra domanda per telefono”. Come potevo dire di no? Era molto più di quanto osassi sperare di ottenere alla mia prima presentazione, emozionata com’ero e imbranata come sono. A momenti non riesco a spiegare cos’è Buck nemmeno ai miei amici e sono riuscita a rimediare un giornalista.

La giornata si conclude con le altre due scrittrici chiamate a rappresentare gli animali a Offanengo, che è stato un vero piacere conoscere. Elisabetta, che nel suo libro racconta della vita familiare vista con gli occhi dei suoi due gattoni, e Katia, che su facebook diverte i suoi seguaci con Vita da Obi Wan, il suo meraviglioso bengala. Alla fine le ore sono passate senza che ce ne accorgessimo ed è stata davvero una bellissima esperienza.

Sulla via del ritorno a casa, chiamiamo Serena, per dirle che è stato uno schifo e che non è venuto praticamente nessuno. Lei ci resta male, ma cerca di non farcelo capire, incoraggiandoci e dicendo che è una cosa normalissima. Quando alla fine le comunico che è solo uno scherzone, che è andato tutto benissimo e anche meglio, se potesse credo mi strozzerebbe. E anche Elisa, che se la sta ridendo insieme a me. Però so che ci vuole bene, nonostante tutto.

La sera stessa mi scrive Andrea, il giornalista, per farmi sapere che ha mandato una mail alla direttrice del giornale e che sta aspettando risposta. Mi sembra di vederlo abbastanza soddisfatto e felice di essere rimasto ad ascoltare, anche se all’inizio aveva intenzione di fermarsi poco più di dieci minuti. Io non posso che esserne molto felice a mia volta.

Qualche giorno dopo, arriva la conferma che aspettava, così mi chiama per farmi qualche domanda ed ecco fatto, l’articolo è pronto e in stampa. Un articolo di giornale su Buck, anche se di poche righe. Grazie a me ed Elisa. Purtroppo, essendo un locale di Crema e dintorni non ho avuto occasione di correre in edicola a cercarlo, però Andrea è stato così gentile da mandarmi una fotografia, che ovviamente vi lascio qui.

 

 

In seguito, poche settimane dopo, ci siamo messi in contatto anche con un giornale trentino, l’Adige, ma di quello forse parleremo un’altra volta che per oggi vi ho stancati abbastanza, no?

Io passo e chiudo, voi siate orgogliosi di me, che sto cercando di imparare a diventare una scrittrice vera.

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