L’ho fatto di nuovo.

Avete capito benissimo, l’ho fatto di nuovo.

Per chi non mi segue da così tanto e non sa di cosa parlo, mi riferisco a questo. Sono stata 24 ore lontana da qualsiasi tipo di tecnologia, a parte l’aspirapolvere e il frigorifero. E anche lo scaldabagno lo ammetto.

 

La mia giornata di depurazione inizia alle 22.51 di venerdì 8 gennaio, quando spengo il telefono e mi metto a letto. Geniale, ma parliamo di quest’oggi.

 

Dopo aver pranzato mi sono messa a studiare, finendo finalmente quel capitolo infame di storia contemporanea che domani giuro su Dio che me lo riassumo tutto così posso finalmente considerarlo concluso e passare a qualcosa di migliore.

Poi mi sono messa a scrivere e non ho fatto altro per tutto il pomeriggio. Ho scritto ben sedici pagine di quaderno tutte a mano con la mia ormai inseparabile compagna di disavventure, la penna stilografica che mi ha regalato quell’angelo che ho incontrato in metro per caso. Grazie per la milionesima volta. Ho scritto quasi 4000 parole, per renderci conto, che sono tantissime. Più di un quarto di quello che devo scrivere per un concorso al quale ho intenzione di partecipare, ne saprete di più a breve. Dico soltanto che parla di me, di un sacco di cose di me, alcune delle quali sono nascoste qui tra una pagina e l’altra. Altre sono ancora solo mie. Ho sorriso, pianto, immaginato le persone interessate che sorridono e piangono a leggere quello che ho scritto di loro. Chissà, magari se non lo vinco questo concorso, il racconto lo pubblico comunque per il gusto di regalarlo alla mia famiglia.

Questa volta tra una cosa e l’altra non mi sono presa il tempo di tenere anche un diario come ho fatto a luglio, ho preso solo qualche appunto. Gli highlights sono stati:

14.48: mi sento meno sola rispetto all’ultima volta che l’ho fatto.

15.22: ora mi sento sola e voglio parlare con qualcuno. O mangiare. E piove invece di nevicare.

15.35: sono riuscita a rubare un kinder cereali a mio padre senza aprire la confezione nuova ancora chiusa. Mi sento Dio. (probabilmente lo sono, ndr)

16.22: devo smettere di scrivere perché ho male alla mano.

17.22: superate le 1.500 parole.

19.17: ho scritto 2321 parole oggi e più di 5000 nel complesso.

19.41: mi sono presa un attimo per fare due conti. Per scrivere 70.000 parole al ritmo del NaNoWriMo (1667 al giorno) mi ci vorranno 42 giorni. Se avrò finito quello che sto scrivendo entro il 16 mi restano 44 giorni per farlo.

 

 

Lasciatemi spiegare tutto questo caos di numeri.

Ho deciso di partecipare a non uno, ma a due concorsi. Il primo richiede un racconto a tema libero di massimo 15.000 parole. Con oggi ho superato la metà quindi nei prossimo giorni conto di finirlo.

L’altro è l’inferno. Ci vogliono almeno tre racconti di almeno 69.000 parole nel complesso. Ho già una vaghissima idea, mi mancano solo da decidere le trame dei vari racconti e poi devo mettermi al lavoro ma qualcosa mi dice che sarà un’impresa quasi impossibile, degna del NaNoWriMo. Diciamo che mi faccio un mese di scrittura con qualche mesetto di ritardo rispetto a quello ufficiale che è a novembre e sono anche in pieno periodo esami.

Il prossimo articolo sarà un testamento in caso io non ne esca viva e decida di spararmi un colpo.

 

Dal momento che mi resta un po’ di tempo per parlare di me e buttare giù qualche pensiero, ieri sono tornata a Milano con i miei genitori ma solo per portare a casa alcuni libri che non mi servono. Il ritorno vero e proprio lo sto rimandando, visto che posso rimanere qui ancora un pochino.

Mio zio ha adottato due gattine meravigliose che io già chiamo cuginette; una l’ha trovata per caso sotto casa (bel gioco di parole) proprio in questi giorni che stava cercando un gattino da coccolare disperatamente. E’ stupenda, ha il pelo morbidissimo e nessuno riesce a capire da dove venga. L’ho coccolata un po’ ed è la tenerezza fatta a gatto, il che credo sia piuttosto raro in quelle bestiacce di Satana. L’altra è ancora piccolina, deve ancora arrivare a casa e probabilmente sarà l’amore della mia vita. C’è una piccola speranza che inizino a piacermi i gatti.

 

Chiudo qui questo breve aggiornamento perché dopo ore di scrittura mi sento come se non avessi più niente da dire.

 

Auguratemi di riuscire a finire tutto quello che devo fare in tempo, insonni. Oggi vi lascio con una foto scattata da me.

 

 

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