La seconda pagina.

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E così, dopo aver creato tutto questo di getto, mi ritrovo seduta all’aria aperta con tanto di pc in modalità risparmio energetico e un’aria fresca niente male, considerando che negli ultimi giorni ho rischiato di sciogliermi per il troppo caldo. Certo che, abituata com’ero al mio bel paesino in montagna, venire qui a Milano per me è stato un po’ come essere catapultati nel bel mezzo di un deserto. Anche se, mi sembra abbastanza chiaro, Milano è leggermente più popolata del Sahara di turno.

Ora, più che altro, mi sto chiedendo cosa farmene del mio bel blog tutto nuovo, come quando da piccola mi regalavano un quaderno e io dovevo subito iniziare ad usarlo, dovevo per forza riempirlo subito. Quindi, giusto per buttare giù qualcosa sulla seconda pagina, ho deciso che sarebbe una buona idea di parlare un po’ del grande amore della mia vita, la scrittura.

 

Ho iniziato a scrivere perché mi piaceva farlo, mi piaceva vedere l’inchiostro della mia stilografica (grazie mamma per avermene comprata una ancora in prima elementare) asciugarsi sulla pagina bianca. Ovviamente ai tempi non avevo molto da dire, quindi copiavo pezzi di libri a caso sul mio tanto amato quaderno a righe con il margine.

Fin da piccola mangiavo libri e vomitavo racconti, avevo una fantasia non indifferente, ero quel tipo di persona che è intelligente ma non si applica. Ma insomma, perché applicarsi quando hai dieci anni?

Il primo racconto di cui io abbia memoria risale alla quarta elementare. Era una storia di pirati, piuttosto intricata, non so nemmeno io come ho fatto a  partorire una cosa simile. So solo che ci ho messo giorni a ricopiarlo dalla brutta copia alla bella. Un trauma, ma la maestra è stata una donna felice.

La voglia di scrivere addirittura un libro risale invece ai tempi delle medie ma non mi sono mai davvero applicata e non era poi niente di particolarmente avvincente.

Poi è arrivata l’adolescenza, il mio diario è diventato indispensabile per sopravvivere a tutte le litigate con i miei genitori, con gli amici, con me stessa.
Così è nata anche la voglia di creare una pagina su facebook, cosa che ho fatto, e sono orgogliosa di poter dire che c’erano addirittura 500 persone a seguirmi. Colgo il momento per farmi un po’ di pubblicità occulta, trovate (credo) la pagina in fondo a tutti gli articoli che pubblico.

Sono arrivata qui a Milano ormai diciannovenne e molto più sola di quanto io sia mai stata. Probabilmente anche un po’ più matura di quanto ero prima. Tanti libri letti alle spalle e tante cose scritte, che qualcuno ha apprezzato e non posso che esserne davvero felice. Frequentando ogni giorno un ambiente come quello universitario ho la continua voglia di fare di più, di essere di più. Ringraziamo inoltre quella meraviglia che è la letteratura russa, che mi ha accompagnata per quasi un anno mentre mi preparavo all’esame. E ringrazio la professoressa di cui non farò nomi per avermi detto che sono una persona intelligente e basta, stavolta qualcuno ha saputo riconoscere che mi sono applicata (non ci stavo credendo nemmeno io).

 

Insomma, ora sono qui che scrivo molto più di quanto io abbia mai fatto, con tutti i sogni che sono rimasti nel cassetto come sempre, ma stavolta quel cassetto forse piano piano posso aprirlo.
Probabilmente non diventerò mai la scrittrice migliore che sia mai esistita (in fin dei conti è una cosa soggettiva), ma almeno posso provare a vivere facendo quello che più mi piace.

 

Da quando sono qui sono diventata una persona più sicura di sé, che sa quello che vuole e che vuole ottenerlo ad ogni costo. Ora devo solo chiudere la seconda pagina e prepararmi alla terza.

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