Preoccupazioni e paranoie.

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Ciao, sono di nuovo io, sono ancora qui.

Sto giocando a nascondino con la mia ispirazione da giorni, vuoi perché non ho molto da dire, vuoi perché ho talmente tante cose per la testa che non ho nemmeno voglia di dire qualcosa. Quindi potrei mettere nero su bianco proprio tutte queste preoccupazioni nella speranza di togliermi un po’ di peso dalle spalle.

In poche parole questo sarà uno di quei post vuoti, senza un fine ultimo, se non quello di aggiornare un po’ chiunque mi segua sui perché e sui ma della mia vita.

 

Problema numero uno:

Oggi è il primo giorno di autunno.

Bello, penseranno molti. Google ha addirittura dedicato un doodle all’evento.

Di fatto si vede che è autunno, Milano oggi è proprio grigia, piove (cioè diluvia), c’è vento e fa freddo. E’ la classica giornata che passerei a letto se non dovessi studiare ma di studio mi sa che parliamo dopo.

Per ora riassumo le preoccupazioni del problema numero uno con una nota pubblicata qualche tempo fa, in piena estate, qui.

Perché diciamocelo, a me l’inverno fa paura. L’inverno è la morte di tutto e chi mi segue da un pochino sa benissimo quanto io sia preoccupata dall’idea di non esistere più un bel giorno. L’autunno è quello che ti ricorda giorno dopo giorno che tutto sta finendo, che la morte sta arrivando e credo che sia ancora più difficile affrontare l’autunno per me. Al freddo ci si abitua, alle foglie che cadono no.

Ho paura di smettere di scrivere come faccio sempre in inverno, ho paura di smettere di vivere, di cadere e di non essere più così felice come lo ero fino a ieri, per un motivo o per l’altro.

Aggiungiamoci anche la pioggia e il vento freddo, che sono sempre i migliori quando si tratta di farmi passare la voglia di vivere. Ma d’altra parte mi rendo perfettamente conto che se non ci fosse il vento a far cadere le foglie dagli alberi sembrerebbe sempre estate e nemmeno questo va bene.

 

 

Problema numero due:

Casa.

E con questa parola purtroppo mi riferisco a mille cose diverse.

Prima di tutto casa casa quella vera che mi manca (nessuno l’aveva capito scommetto), anche se per ora non posso tornare, causa esami (sempre loro). Anche a casa oggi piove, in alto sulle cime nevica addirittura. Immagino le montagne nascoste dalla nebbia, il profumo dell’erba ormai sfinita dopo un’estate arida, le foglie gialle e rosse del ciliegio in giardino che cominciano a cadere sotto il peso delle gocce d’acqua. Immagino me seduta con un bel the caldo a pensare a quanto la vita a volte sia triste, mentre invece questo mi tocca farlo in una città desolata come Milano.

Poi c’è la casa qui a Milano, che abbandonerò tra una settimana per trasferirmi altrove. Include: coinquilini che neanche mi parlano più per non si sa quale motivo sconosciuto, valigie da preparare, contratti da firmare e mille cose burocratiche (che è un po’ il sinonimo di rotture di palle) da sistemare. E’ una situazione abbastanza stressante sulla quale non mi va nemmeno di soffermarmi troppo se non per dire che non vedo davvero l’ora che tutto questo sia finito. In fin dei conti devo resistere ancora una settimana.

 

 

Problema numero tre:

Gli esami.

Eccoci qua, sulla questione più spinosa per il momento.

Tre cose avevo da fare, letteratura inglese, storia contemporanea e glottologia.

E così letteratura inglese l’ho studiata il giorno prima (visto che l’avevo già studiata ampiamente a giugno ma non avevo passato l’esame) eppure non ho passato l’esame di nuovo. Si accettano scommesse su quanti altri tentativi dovrò fare prima di levarmelo dalle scatole.

E così storia contemporanea è domani ma io tra una cosa e l’altra ho rinunciato a studiare e non mi presenterò nemmeno per la terza volta, perché continuo ad iscrivermici ma non trovo mai il tempo di studiare decentemente e farlo.

E poi c’è glottologia, che solo dal nome si capisce che è una bestiaccia brutta e cattiva, e che effettivamente lo è. Non mi metto a spiegare cos’è, dico solo che avrei una cosa come cinque libri da studiare entro la seconda settimana di ottobre ma che per cambiare mi manca proprio la voglia di farlo e invece di provare almeno ad aprirne uno sono qui a scrivere e a lamentarmi di quanto la vita sia triste.

Quindi al momento vedo la mia carriera universitaria in bilico e anche se so che dovrei farlo non riesco a mettermi d’impegno e studiare, forse perché i libri sono troppi e mi spaventano.

Come sempre poi ci sono una serie di preoccupazioni minori di cui al momento non mi sto veramente preoccupando perché sono troppo occupata a preoccuparmi per i miei tre grandi problemi, ma forse è meglio così, mi manca di dovermi preoccupare anche per altro. Frase a dir poco scritta con i piedi.

 

 

Nonostante questo però, non sono il tipo da deprimermi e non mi piace pensare che sto pubblicando una cosa che è solo negativa, quindi cercherò di darmi un po’ di coraggio e di pensare positivo, anche se ovviamente a volte mi riesce piuttosto difficile.

Lasciando perdere tutti i pensieri pessimisti, so che a tutto c’è una soluzione.

Per esempio, ok che adesso è arrivato l’autunno, ma prima o poi tornerà ad essere estate. Ok che sto avendo mille problemi a traslocare ma ce la farò, riuscirò ad andarmene da questa casa e a non rivedere mai più persone che nell’ultimo anno non ho fatto che odiare, praticamente. E che un giorno forse riuscirò a finire gli esami e a laurearmi rendendo finalmente orgogliosi i miei genitori.

Come mi dico spesso, insomma, non vale la pena di preoccuparsi troppo per il futuro dato che non lo conosciamo. Anche se spesso non è affatto facile mettere in pratica quello che mi dico, anzi, attualmente non lo è per niente, so che un giorno queste preoccupazioni non saranno nemmeno un ricordo, anche se ora sembrano qualcosa di insormontabile.

Per concludere, non ho una conclusione d’impatto o filosofica, solo la speranza che tutto passi per davvero e il prima possibile.

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3 commenti su “Preoccupazioni e paranoie.

  1. Mia cara, come va?
    Anziché scrivere qualcosa di stupido sul blog ho deciso di scrivere a te. Ti volevo fare un paio di domande. Normalmente cos’è che ti spinge, di tanto in tanto, ad andare in Feltrinelli? No perchè a me capita di andarci spesso e l’ambiente mi piace un sacco. Ho come l’impressione che conoscerò la persona della mia vita lì. Però gli sconosciuti non ti parlano più di tanto. A te piacciono gli sconosciuti? Io vorrei poter parlare con tutte le persone (che sembrano interessanti) che incontro per strada. Mi piacerebbe chiedergli che musica ascoltano. E tu che musica ascolti? So che è una domanda difficile. O almeno per me lo sarebbe. Un’altra cosa che mi piace da matti sono tutti quelli oggettini strani che ti facilitano la vita. Prendi per esempio le lucine portatili che metti sui libri, così che quando finisci di leggere non devi alzarti e spegnere tutte le luci del mondo, perchè é davvero una seccatura.oppure in questa categoria rientrano le moleskine. Ne vado letteralmente pazzo. Le comprerei tutte anche solo per starle a guardare il giorno, siccome ogni volta che ci segno qualcosa sopra dimentico che l’ho segnata, e questo è un problemone per me. Sará che sono sbadato. Poi mi piacciono i maglioni di lana. Soprattutto quelli che indossano le ragazze. Sembrano sempre così carine con quei maglioni enormi che sembrano essere caldi e comodi. Tu ne usi così? Ah poi un’altra cosa importantissima: quando eri piccola, cosa volevi fare da grande? Io non riesco proprio a ricordarmelo, sará che non me lo ricordo. Ero un bambino spensierato. Sai sarebbe bello tornare indietro e cambiare strada, rimanere com’ero, prendermi da parte e dirmi nell’orecchio “non vale la pena cambiare”. Perché io mi sento un sacco cambiato. E tu? Ti sei costretta a cambiare per piacere agli altri? Spero proprio di abbraccio e prima di andare a dormire leggerò un tuo articolo, sai mi sembri proprio in gamba con le parole

    • chiamanondorme il said:

      Direi che va decisamente bene, mi fa un sacco piacere aver trovato un altro tuo commento (sto iniziando a parlare da milanese e ciò non mi piace).
      Io impazzisco sia per la Feltrinelli che per la Mondadori, l’altro giorno ho passato due ore seduta in mezzo ai libri a scrivere quello che forse un giorno sarà uno dei miei. Non mi stanco mai di camminare tra i libri, riguardando i titoli, facendomi mentalmente una lista di quelli che ho già e di quelli che ancora devo comprare.
      Gli sconosciuti mi affascinano ma non tutti, dipende da loro. Per esempio una mattina andando in università ho visto una donna sulla trentina, bionda, palesemente russa, intenta a leggere un libro palesemente russo e sono rimasta così ossessionata che mi sono cercata il libro su amazon e l’ho comprato (si intitolava Vsia pravda o nas, ovvero “tutta la verità su di noi”, ma dal momento che è il finale di una trilogia in realtà ho preso il primo).
      Rispondere alla domanda “che musica ascolti?” è il trauma della mia vita. Diciamo che ero tutta Lady Gaga e musica pop, finché in terza media non ho sentito Holiday dei Green Day, che ancora oggi sono la mia band preferita in assoluto, una specie di segno di gratitudine per avermi salvata. Poi ho scoperto i Nightwish, tutt’altro genere, che hanno cambiato la mia esistenza, in caso non li conoscessi consiglio ampiamente Edema Ruh, che più o meno parla di gente che come me e te scrive o comunque crea cose. Considera che il racconto che ho pubblicato qui (sesta pagina) scritto per un concorso è interamente ispirato al loro ultimo album. Ultima band veramente importante, gli Halestorm. Mi hanno resa una persona forte semplicemente con le loro canzoni. Se ascolti “It’s not you” e immagini di essere appena stato lasciato puoi capire benissimo quanto aiutano.
      A queste band estremamente importanti per la mia esistenza, aggiungo una serie di band che non hanno niente a che vedere tra loro: Sum41, Fall out boy, All time low, WATIC (Abbreviazione di un nome fin troppo lungo), Versa, PVRIS, Arch Enemy, Bring me the Horizon, Lindsey stirling, Paramore, tonight alive e mi fermo. Purtroppo niente di italiano.
      Comunque gli oggettini strani a me non piacciono, io i libri li leggo con la torcia del cellulare e i miei occhi ringraziano.
      I maglioni di lana sono stata obbligata a metterli da piccola, ora li odio. Mi dà fastidio la lana in generale perché finisci per grattarti anche l’anima dopo cinque minuti, non lo sopporto.
      Da piccola avrei voluto fare la polizziotta o la barista, veramente dei bei sogni. Avrei anche voluto pilotare aerei e mi pento di non aver nemmeno provato ad avverare questo sogno che in realtà mi è rimasto.
      Io sono cambiata, è inevitabile cambiare. Una canzone che esprime tutto questo è proprio dei Nightwish, “I want my tears back”. Rivolere indietro le proprie lacrime da bambini, l’innocenza, lo stupore davanti a qualsiasi cosa, più di tutto la fantasia. Credo di averci scritto qualcosa ma non l’ho mai pubblicato qui quindi lo farò. Sono cambiata, prima ancora di venire a vivere qui, in peggio. Ero una persona chiusa, timida, che non riusciva ad avere amici o una vita sociale, quelli che avevo intorno sono riusciti a convincermi che facevo schifo perché faceva comodo avere al proprio fianco una persona in qualche modo inferiore a loro. Poi mi sono trasferita qui e in qualche modo sono più vicina ora alla bambina che ero.
      Non cambierò mai per piacere a qualcuno però, quello che ho fatto l’ho fatto per me.
      Computer scarico, ti saluto dicendo che amo gli abbracci, quando ne ho voglia.
      E ah, la canzone finisce dicendo “Prima che gli anni mi portino via spero di poter rivedere quello che ho perso”. Sarai anche cambiato ma non è mai troppo tardi per tornare bambini.

  2. Non fare caso alle cose senza senso, come ad esempio la parola abbraccio alla fine, normalmente non rileggo le cose che scrivo, apposta perché mi piacciono le prime volte, ma non amo cambiarle, comunque quel l'”abbraccio” era un “no”, dovrei chiedere al correttore la connessione tra le due cose. Ah, a me piacciono gli abbracci, e a te?

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