Who do you love?

Qualche giorno fa è stato il giorno del ringraziamento, il famoso Thanksgiving, quello che nei film si vedono le famiglie americane che mangiano il tacchino, per capirci.
Non sono molto convinta del fatto che ci serva una giornata particolare per fermarci a dire grazie per il bello che abbiamo nella vita, ma dato che avevo già in programma di fare una cosa simile, perché no?

Oggi (leggermente in ritardo come mio solito) voglio ringraziare un gruppo di persone che conosco da poco, ma devo prima raccontarvi tutta la storia.

 

Erano gli ultimi giorni di agosto, io stavo studiando per il famoso esame da duemila libri e in un attimo di cazzeggio su facebook ho trovato, in un gruppo, un annuncio particolare.
Era una certa Serena che aveva appena indetto un concorso di scrittura da cui poi avrebbe tratto un’antologia da vendere per aiutare la Croce Rossa a ricostruire i paesi del centro Italia colpiti dal terremoto.

Il post originale, che vi linko qui iniziava così:
“Allora, Buck ed io ne abbiamo parlato a lungo, questa notte. Lui diceva che non poteva restare indifferente a una cosa così triste accaduta in Centro Italia, dove vivono così tanti suoi parenti lupeschi. Io ero assolutamente d’accordo.”

Serviva qualcuno che se ne intendesse almeno un po’ di grafica per fare la copertina, così mi sono infilata nel progetto con il solo scopo di mettere Serena in contatto con Elisa, la mia cara vecchia compagna di disavventure. Anche perché, mi dicevo, avevo gli esami da fare, mica potevo perdere tempo a scrivere proprio in un momento di vitale importanza per la mia laurea.
Fatto sta che un minuto prima dello scadere del tempo, stavo inviando il mio racconto.

Così è iniziata un’avventura bellissima in compagnia di persone professionali, molto più esperte di me, ma che nonostante questo sono sempre disponibili e pronte ad aiutarmi quando non so bene bene bene cosa fare.

Vedere il progetto nascere e crescere sotto il mio naso è stata una soddisfazione che dubito possiate capire. Serena che ha letto tutti i racconti inviati in pochissimo tempo, Elisa che mi mandava le evoluzioni della copertina, strategie commerciali mai viste, contattare siti e persone a caso.

 

 

Li voglio ringraziare perché hanno creduto in me, l’ultima degli stronzi, dandomi la possibilità di fare qualcosa per aiutare chi ne ha bisogno, ma non solo. Mi hanno insegnato tanto, banalmente Silvia che mi ha spiegato come mettere una newsletter (anche se non sono sicura che funzioni tutto come dovrebbe) o Velma che mi ha spiegato come mandare mail più o meno formali per chiedere recensioni su blog e canali youtube.

Doveva essere soltanto un concorso a cui partecipare, anche se per un fine diverso dal solito, invece ho conosciuto persone con cui mi trovo benissimo e che mi sono state accanto in un momento abbastanza spiacevole della mia esistenza.
Perché sì, questo periodo non va proprio benissimo, anche se non va nemmeno male, ma ci sono stati parecchi avvenimenti che avrei evitato con piacere. Spesso e volentieri, il gruppo di Buck è stata l’unica cosa bella che avevo tornando a casa la sera: l’emozione per la pubblicazione, la gioia di avere in mano il prodotto finito, vedere i rapporti sulle vendite e la prima donazione (effettuata il 31 ottobre) di 170 euro. Sapere che non solo c’è qualcosa di mio su carta, ma che quel qualcosa aiuta qualcuno che ne ha bisogno.

 

Non finisce qui. Tutto questo clima di ammmore che c’è all’interno di quello che Serena a volte chiama “branco” in qualche modo siamo riusciti a metterlo anche nel libro. Perché?

  1. Ha la copertina morbida. No, non flessibile, morbida. E’ difficile da spiegare, è una sorta di plastica vellutata e niente, l’ho accarezzato mezz’ora la prima volta che l’ho preso in mano.
  2. Ha la copertina bellissima. Non perché l’ha fatto una mia amica, ma insomma, ve la posto qui in fondo e osate dirmi che non è stupenda.
  3. L’introduzione, che cito: “Donate quello che potete ogni volta che potete. Soprattutto, non perdete mai la speranza.
  4. La dedica a inizio libro, perché non ci sono libri che non hanno dediche all’inizio. Però non ve la metto così vi faccio venire voglia di andare a leggerla. Giuro che è una delle frasi più belle dell’intero libro e che rappresenta perfettamente tutta la raccolta. Comprate Buck perché la dedica merita.
  5. I racconti. Il tema generale di tutti è la speranza, condito da esseri pelosi a quattro zampe che sono protagonisti assoluti. Si leggono come niente, sono di circa 1.000 parole l’uno (io li ho letti in un’ora di lezione) e ognuno ha il suo piccolo particolare che lo rende unico e bellissimo. Fanno piangere, ridere, riflettere, amare.

 

Quindi grazie.

A chi ha avuto la brillante idea, a chi ci ha lavorato, a chi ha investito mesi di tempo per rendere tutto il più carino possibile. A chi l’ha già comprato e a chi ci sta pensando, a chi l’ha letto, a chi lascia recensioni carine su Amazon, a Martina Mezzadri che l’ha consigliato su youtube, a mio padre che fa le cose in grande e ne vuole 50 copie.

 

Se lo volete, come ho già detto, lo trovate su Amazon (purtroppo non riesco a mettere il link ma vi basta cercare “Buck e il terremoto“). Il cartaceo costa 8.50 mentre la versione ebook 2.99. Amatelo.

 

Vi lascio con la hit/fissa della settimana o forse anche del mese: Who do you love?

Voi chi amate? (A parte la copertina di Buck, chiaramente)

 

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2 commenti su “Who do you love?

  1. A parte la copertina di Buck e il Terremoto io amo te. Ti amerei di più se tu togliessi il codice Captcha per poter lasciare un commento, ma anche così è molto 😀
    Scriverò anch’io il mio post di Ringraziamento, a questo punto credo sarà sotto Natale. Non lo perdere :*

  2. Ma grazie a te, carissima! Quasi quasi mi commuovo (e non è da me).
    Io credo che Serena abbia messo insieme un gran bel gruppo, molto eterogeneo e in cui le competenze si compensano. A me personalmente fa molto piacere condividere quel poco che so, tanto più che sono la prima ad aver imparato tanto dagli altri componenti del branco.
    Pensando poi che il fine di tutto è quello della solidarietà, non si può che essere soddisfatti e carichi di energia da continuare a mettere in circolo. 🙂

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